Ambiente: il futuro è nei biocarburanti di seconda generazione

E che dire poi della depauperazione di enormi spazi sottratti all’agricoltura e dunque all’alimentazione i cui prodotti, cereali in testa, proprio per il diverso utilizzo dei prodotti dalla filiera alimentare a quella relativa all’autotrazione, ha comportato un innalzamento dei prezzi schizzati in alto

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    Biofuels

    Biocarburanti, altro che panacea contro i guasti dell?ambiente, tutt?altro, indirettamente la cura della malattia può rivelarsi ancora peggiore del male che si vuol sconfiggere ed infatti, persino l?olio di colza, che qualcuno aveva salutato come la soluzione che ci avrebbe affrancato dal greggio non ha arrecato alcun vantaggio né per l?economia né per lo stesso ambiente.Ma non solo di colza si parla, visto che il concetto si allarga anche ai carburanti verdi quali biodiesel ed etanolo e si estende ancor di più se si pensa da quali coltivazioni derivavano tali carburanti, canna da zucchero, mais, barbabietola etc.

    In un?ipotesi fantastica con tali carburanti si sarebbe limitata l?emissione di Co2 nell?ambiente, avremmo risparmiato risorse economiche notevoli, avremmo scongiurato l?esaurimento di fossili essendoci affrancati da essi; ma è stato così e sarà mai così? In fatto di emissione di Co2 siamo ben lontani dai risultati tanto auspicati perché se qualcosa risparmieremmo in sede di emissione di anidride carbonica, la recuperammo ben presto nei processi di coltivazione delle piantagioni da cui si ricava biocarburante, si pensi alle risorse necessarie per coltivare le piantagioni, ai concimi da utilizzarsi, al trasporto, alla cura delle stesse coltivazioni per poi ricavare solo il seme della pianta e se non si riutilizzano i residui il tutto andrebbe sprecato.

    E che dire poi della depauperazione di enormi spazi sottratti all?agricoltura e dunque all?alimentazione i cui prodotti, cereali in testa, proprio per il diverso utilizzo dei prodotti dalla filiera alimentare a quella relativa all?autotrazione, ha comportato un innalzamento dei prezzi schizzati in alto.. ?Attualmente solo 20 milioni di ettari, pari all?1% della superficie arabile coltivata è impegnata da colture per i biocarburanti?, ma è fondata la preoccupazione che in futuro la riconversione dei campi a scopi energetici abbia un impatto serio sulle riserve di cibo a livello locale ? dicono gli esperti. Insomma il rischio di contrapporre l?alimentazione con i trasporti come del resto richiede l?Unione Europea quando avverte che nel 2050 si dovrà far fronte alle necessità di coprire l?energia dei trasporti con una quota pari al 35% rappresentata da biocarburanti ci costringerà a fare spazio in agricoltura per coltivare piantagioni atte a ricavare solo carburanti e questo potrebbe rappresentare un disastro ecologico ed economico per il nostro Paese.

    L?unica soluzione individuabile è il ? biofuels, ovvero,l?utilizzo di materie prime di scarto o non utilizzabili a fini alimentari, oppure di colture dedicate che possono crescere in aree marginali, con una valenza anche di difesa e copertura del suolo. Uno degli ultimi progetti dell?Enea riguarda l?impianto di coltivazioni in discarica, terreni sicuramente non in competizione con i campi agricoli ma che consentono di avere materia prima zuccherina fermentabile per la produzione di biogas?, dice Vito Pignatelli dell?Enea. Interessante è anche la coltivazione delle alghe in apposite vasche poste in aree industriali dismesse con un grande vantaggio rispetto a tutte le altre coltivazioni, rappresentato dal fatto che la produttività di tali organismi è venti volte superiore a quella di piante quali il girasole e soia, per citarne solo due. Ed infine, interessante è anche il ruolo rivestito dalla cellulosa dalla quale si può ricavare etanolo per fermentazione batterica ma mentre alghe e cellulosa sono ancora in fase di sperimentazione, è prossimo all?ingresso sul mercato il BTL o gasolio sintetico, che si ottiene con una tecnologia già nota per produrre gasolio dal carbone.

    ? I combustibili ecologici non sono la panacea. Possono ridurre la dipendenza dal petrolio, ma per produrli si consuma troppa energia e si sottraggono risorse all?alimentazione. La risposta a questi punti critici ? dice Vito Pignatelli dell?ENEA ? è nei carburanti di seconda generazione. Il futuro è nelle alghe?.

    Fonte:Science