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Auto rottamate: dove vanno a finire?

Auto rottamate: dove vanno a finire?
da in Curiosità Auto, Mondo auto
Ultimo aggiornamento: Giovedì 12/11/2015 20:54

    autodemolizione riciclo vetture

    Sarà capitato anche a voi quando si va a ritirare l’auto nuova dal concessionario e si consegna quella vecchia da rottamare di pensare dove finirà quest’ultima. Le auto da rottamare entrano in un sistema articolato che consiste nel riciclo della quasi totalità delle componenti per un ritorno sia ambientale che economico. Molti gli organi coinvolti in questa operazioni, i primi sono ovviamente i centri di recupero delle autovetture a fine vita, volgarmente le autodemolizioni.

    E’ proprio ai demolitori che vengono affidate in primis le vetture da rottamare. Gli operatori di questi centri vi estraggono i materiali di consumo (come ad esempio i vari liquidi, gli oli, le batterie e gli pneumatici) che verranno poi smaltiti e riciclati. Una ricerca dell’Eurostat fa sapere che ogni anno arrivano ai demolitori europei ben 6,7 milioni di veicoli, dei quali 900 mila si trovano in Italia. E’ un attimo quindi farsi due conti su quanto si possa guadagnare, tenendo conto che in una normale vettura sono riciclabili più dell’80% delle componenti.

    Nel 1° gennaio 2015 è entrata in vigore una norma che obbliga il riciclo almeno del 95% del peso dell’auto da rottamare: l’85% dovrà essere riutilizzato oppure inviato ad industrie che lo ricicleranno, il rimanente 10% verrà invece utilizzato per recuperare energia. L’Unione Imprese del Recupero di Confindustria (Unire) ha dichiarato che in Italia la percentuale di riciclo e reimpiego delle vetture a fine vita era attorno all’82,5% nel 2014: nessun problema quindi per centrare l’obiettivo imposto dall’Unione Europea. Difficile invece il raggiungimento del secondo obiettivo, quello del recupero energetico: lo scorso anno non si è toccato nemmeno il 5%.

    L’Italia però eccelle per quanto riguarda il recupero degli oli. Il Consorzio Obbligatorio degli oli usati fa sapere che recupera il 98% dell’olio usato e ne destina ben il 91% alle industrie che provvedono alla rigenerazione. Il nostro Paese è quindi in prima posizione in Europa per quanto riguarda il recupero ed il riciclo dell’olio lubrificante, tutto a vantaggio dell’ambiente e dell’economia! Se è vero che bastano 4kg di olio esausto ad inquinare una pozza d’acqua grande quanto un campo da calcio, è vero anche il 25% dei lubrificanti utilizzati in Italia sono rigenerati e nel 2014 sono stati risparmiati 90 milioni di euro sulle importazioni di olio dall’estero. Ottimo anche il recupero degli pneumatici usati: si stima che entro la fine del 2015 saranno più di 325 mila le tonnellate raccolte in Italia, di cui il 45% viene inserito direttamente nel mondo del riciclo, il restante 55% è impiegato per il recupero energetico mediante gli inceneritori. In crescita le quantità rispetto al 2013, ma il rapporto tra riciclo e recupero è pressoché invariato.

    Preziose anche le batterie, con il Consorzio nazionale raccolta e riciclo (Cobat) che ne recupera il 65% di quelle al piombo per ricavarne piombo e plastica e consentire all’Italia di guadagnarsi il primo posto anche nel riciclo degli accumulatori, con 172 milioni di kg annui. Dalle batterie esauste si recupera il 40% del metallo utilizzato nella produzione italiana di piombo. Il nostro Paese può vantarsi di avere una delle più aggiornate e moderne tecnologie per il recupero ed il riciclaggio delle batterie esauste. “Questi dati dimostrano le potenzialità di un settore in continua evoluzione tecnologica nel quale l’Italia gioca da sempre un ruolo da protagonista. Le imprese di raccolta, dislocate su tutto il territorio nazionale, lavorano ogni giorno per sottrarre i rifiuti che derivano dalle automobili dal possibile sversamento nell’ambiente, indirizzandoli verso un’industria del riciclo che consente di trasformarli in preziosa risorsa per l’economia del Paese. In questi anni siamo cresciuti in termini di certificazioni, standard qualitativi e lavoro sinergico con i consorzi di filiera, ma a livello legislativo abbiamo bisogno di regole semplici e certe che ci permettano di svolgere al meglio il nostro lavoro” – ha dichiarato Franco Venanzi, presidente di Anco (Associazione nazionale concessionari consorzi).

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