Biomasse: in Italia un impiego troppo basso

Biomasse: in Italia un impiego troppo basso
da in Mondo auto
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    Biomasse

    Focus sullo sviluppo delle colture da biomassa nel convegno che si è svolto l’altro ieri a Roma e riportatoci da Help Consumatori.

    Riduzione delle emissioni di gas serra, riduzione dell’inquinamento atmosferico e aiuti all’agricoltura: sono alcuni dei benefici che possono arrivare dalle biomasse. Lo sviluppo delle colture da biomassa rappresenta un’occasione per arrecare benefici all’ambiente – con la riduzione dell’inquinamento atmosferico e con un’azione di lotta allo stesso inquinamento del suolo – e al mondo agricolo, specialmente riguardo all’eccesso di produzione delle colture alimentari e per fronteggiare l’abbandono delle terre coltivabili.

    Non solo: la biomassa è entrata a far parte dell’agenda politica energetica ambientale sia a livello nazionale che internazionale. Di recente è stato emanato dalla Commissione europea un Piano d’azione per le biomasse e la stessa Commissione stima che si potranno produrre fino a 150 Mtep (milioni di tonnellate equivalenti di petrolio) dalla biomassa, pari al 12% per il 2010. Sono i dati che emergono dal convegno, che si è svolto oggi a Roma, “Colture a scopo energetico e ambiente. Sostenibilità, diversità e conservazione del territorio”, promosso dall’APAT (Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e per i Servizi Tecnici) con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali.

    Le colture agricole e forestali essiccate e sottoposte a processi termochimici e biochimici di conversione dell’energia rappresentano un’opportunità per l’ambiente e fanno ormai parte dell’agenda politica energetica. La biomassa è una fonte energetica rinnovabile a costo zero. Attualmente in Italia la produzione lorda di energia da biomassa, comprendente legna e assimilati, biocombustibili e biogas, è stimata in circa 3,3 Mtep a cui si aggiunge circa 1 Mtep proveniente dai rifiuti, per una quota pari a circa il 2% degli usi finali di energia. I consumi effettivi delle biomasse a fini energetici, confermati da uno studio APAT, sono sottostimati dai bilanci energetici nazionali. A livello economico, lo sviluppo delle colture da biomassa rappresenterebbe una possibilità per le imprese agricole che cercano colture alternative, mirando a risolvere problemi legati all’eccesso di produzione di colture alimentari e all’abbandono delle coltivazioni in vaste aree.

    Da diverse specie agricole e forestali è possibile ottenere carburanti liquidi (biodiesel, bioetanolo): in particolare, da colture oleaginose come colza, girasole e mais si può ottenere il biodiesel mentre da colture zuccherine come canna da zucchero, frumento, sorgo e mais si può ottenere bioetanolo.

    Le colture lignocellulosiche, come Short Rotation Forestry (piante arboree a rapido accrescimento) come pioppo, salice, robinia e altre piante quali il miscanto possono invece essere utilizzate per diversi processi, come la combustione, la gassificazione o la liquefazione.

    In Italia i limiti nell’uso delle biomasse – ha rilevato Vito Pignatelli dell’ENEA – riguardano soprattutto l’uso quasi esclusivo di biomasse residue (calore ed elettricità). Gran parte della crescita di bioenergia è inoltre guidata dall’importazione di biocombustibili, che è in costante crescita. Le politiche dell’Unione Europea sono basate sulla sostituzione di piccole percentuali per ottenere i biocarburanti ma, se si vuole procedere a una sostituzione più ampia, questa non si potrà ottenere con le tecnologie tradizionali. Quale la strategia per il futuro? “Occorre passare dalla raccolta alla produzione delle biomasse a destinazione energetica, promuovendo la nascita e l’affermazione di un nuovo comparto produttivo agroindustriale”.
    Secondo i dati dell’ISTAT la produzione nazionale di legna per combustibile, o legna da ardere, segue una linea di continuo aumento dal 2001 al 2004. La legna – ha detto Giovanni Mughini del CRA, Consiglio per la Ricerca e Sperimentazione in Agricoltura – proviene soprattutto dai boschi cedui naturali: l’elemento positivo è dunque il contenimento dell’effetto serra mentre l’elemento negativo è rappresentato dal fatto che tali boschi non possono essere trasformati in fustaia. Fra le soluzioni proposte c’è la produzione di biomassa con “arboricoltura da legno”: si tratta della coltivazione con metodi agronomici di varietà selezionate di specie arboree per la produzione di legname su terreni agricoli eccedentari.

    Ed è da rilevare che le piantagioni potrebbero essere costituite anche su siti inquinati, ottenendo allo stesso tempo la produzione di biomassa e il disinquinamento. Fatto sottolineato anche da Anna Benedetti del CRA: negli ultimi venti anni, ha rilevato, gli studi hanno stabilito che le piante sono in grado di svolgere funzioni utili per rimuovere sostanze inquinanti da suolo, acqua e aria. E per l’Italia il protocollo di Kyoto stabilisce che nel 2008-2012 le emissioni di gas serra siano ridotte del 6,5% rispetto al 1990.
    Un commento più cauto viene dai Verdi Ambiente e Società e da Simona Capogna dell’Esecutivo Nazionale: “Partecipando oggi al convegno sulle biomasse organizzato dall’Apat, l’Agenzia per la protezione ambientale, abbiamo voluto ribadire che sul tema non si può parlare ancora in maniera univoca di sostenibilità (anche se la promessa è quella della riduzione delle emissioni dei gas serra e l’adempimento, quindi, degli obblighi derivanti dal Protocollo di Kyoto) e che è necessaria una pianificazione e una politica responsabile, attenta agli interessi dei cittadini e dell’ambiente.

    Tra i rischi più preoccupanti la partecipazione attiva, nel settore della bioenergia, delle industrie biotecnologiche. Queste sostengono l’utilizzo di piante transgeniche per la produzione di bioenergia, per poter usufruire della credibilità legata alla Corporate Social Responsability insieme ai fondi pubblici destinati al “rinnovabile”, ma soprattutto per poter usare lo slogan “più bioenergia meno petrolio” da cui dovrebbe passare l’accettazione da parte dell’opinione pubblica europea della prima generazione di Ogm”.
    “Per questo – proseguono i Verdi Ambiente e Società – ci chiediamo quali siano i motivi che hanno spinto la Commissione Europea ad affidarsi, nell’orientamento della ricerca sui biocarburanti al BioFRAC (Biofuel Research Advisory Council), composto da produttori di motori a scoppio (VOLVO, Peugeot Citroen, VW, Iveco) multinazionali petrolifere (Shell,Total) e dal più importante consorzio biotech europeo (EuropaBio)”.

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