Carburanti: altra “lavata di capo ” per l’Italia dalla UE

Carburanti: altra “lavata di capo ” per l’Italia dalla UE

Carburanti: altra "lavata di capo " per l'Italia dalla UE

da in Mondo auto, Prezzo benzina, Sciopero benzinai
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    Infrazione per l'Italia da parte dell'UE per la benzina

    Altra tirata d’orecchi per l’italia da parte della Comunità Europea, stavolta motivo del rimprovero il fatto di avere ristretto la possibilità di apertura di nuove aree di carburanti, fatto che si sarebbe potuto evitare, secondo il ministro Bersani, con la terza “lenzuolata”.

    Colpevole, secondo la Corte di Giustizia la decisione del nostro Paese di avere imposto restrizioni in tal senso, fatto che rende difficile l’entrata anche in Italia di gestori concorrenti stranieri in netta violazione con l’articolo 43 del Trattato CE.

    Immediata la reazione del ministro italiano dello Sviluppo economico, Pierluigi Bersani: “Il governo aveva previsto per tempo misure idonee a rispondere adeguatamente alle contestazioni di Bruxelles ritenendo fra l’altro di contribuire ad elevare a standard europei la rete nazionale di distribuzione dei carburanti. Il provvedimento rimasto fermo al palo – aggiunge Bersani – contiene, tra l’altro, l’ammodernamento della rete e la piena liberalizzazione del settore e avrebbe potuto realizzare qualcosa di utile anche dal lato del prezzo della benzina”. Le norme previste dalla terza lenzuolata di liberalizzazioni abolivano le distanze minime tra gli impianti e miglioravano gli standard ambientali degli impianti stessi attraverso l’introduzione di carburanti ecologici, metano e Gpl.

    “Se il Parlamento avesse approvato in tempo la terza lenzuolata – afferma Bersani – oggi non avremmo avuto questo problema. Ciò conferma che quelle norme andranno riprese all’inizio della prossima legislatura”.
    In particolare, la Commissione mette in discussione le seguenti tipologie di restrizioni:
    • in alcune regioni la programmazione locale subordina l’apertura di nuove stazioni alla chiusura di un certo numero di quelle già esistenti;
    • alle nuove stazioni di servizio viene imposta una superficie minima, compresa tra 200 e 4mila metri quadrati, e attività commerciali integrative alla distribuzione di carburanti, come il “non oil”;
    • tra una stazione e l’altra viene imposta una distanza minima, compresa tra 200 metri e 15 km;
    • la legge italiana obbliga a rivolgersi ad un professionista iscritto al registro italiano per apporre una sua autocertificazione alla domanda di autorizzazione di apertura di una stazione di servizio.

    Questo provoca costi aggiuntivi, soprattutto per gli altri Stati membri.

    In perfetto accordo con la Comunità Europea, anche lì’Antitrust, mentre all’Italia è stata data la possibilità di mettersi in regola entro 4 mesi, ciò per evitare di rispondere alla Corte di Giustizia

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