Donna al volante…pericolo costante!

Il motto che vuole le donne pericolose al volante, forse può essere definito anacronistico

da , il

    Donna al volante, pericolo costante. È il celeberrimo motto che vuole etichettare la guidatrice come un’automobilista dalla scarsa perizia. Facendo un passo indietro, diamo un’occhiata all’origine dell’antico adagio. Davvero antico, se pensiamo che la sua origine ha quasi due secoli. Nel maggio del 1899, infatti, viene data per la prima volta la patente a una donna: Mary Kies, negli Stati Uniti. Purtroppo, poche ore dopo, la donna provocherà un incidente. Questo evento storico diede origine al motto che, oggigiorno, forse, è anacronistico.

    Con un ragionamento squisitamente statistico, la pericolosità della donna in campo automobilistico è solo una leggenda metropolitana, tanto che le stesse agenzie di assicurazioni attribuiscono, a volte, un bonus ai clienti femminili, considerati più affidabili delle controparti maschili. È chiaro, poi, se si va apposta a cercare l’incidente procurato dalla donna, in una situazione particolare di stress da traffico, ecco che il motto lo si tira fuori ad ogni piè sospinto. Lo stesso dicasi per i video, abbastanza frequenti, che ritraggono una donna che provoca un incidente in strada.

    Si scade nel qualunquismo e si dipinge una guidatrice come uno stereotipo che provoca danni continui alla circolazione veicolare. Non è così, in effetti. La differenza essenziale, probabilmente, sta nel fatto che l’uomo ha una propensione più qualificata, forse, verso i motori e tutto il mondo che lo circonda. Al contrario, una donna privilegia l’automobile come se si trattasse di un elettrodomestico da utilizzare per uno scopo ben preciso: andare a far spesa piuttosto che portare i bambini in palestra.

    Forse aveva ragione un medico come Sigmund Freud, quando diceva che, per i maschi, l’auto era qualcosa di diverso e più personale. La dimostrazione è che, noi uomini, quasi teniamo uno scambio di vedute col mezzo, mentre le donne non ci pensano nemmeno alla propria vettura. Ne consegue che la predisposizione psicologica differente, fra l’uomo e la donna, finisce per condizionare il modo di guida. Risultato: gli incidenti dovuti alla guida femminile sono risibili; quelli dovuti alla guida maschile, spesso, sono gravi e, qualche volta, mortali.