Fiat: ecco perchè si chiuderà Termini Imerese

Ma torniamo a Fiat, chi non ricorda il vecchio ritornello… ” quel che è bene per Fiat è bene anche per l’Italia! ” ebbene, mettiamoci l’animo in pace, questo ritornello è stantio, vecchio, al punto da assumere il sapore della preistoria perché,nei fatti, nulla è più così in quanto se Fiat dovrà farsi carico dei fardelli umani, si legga lavoratori italiani e ci si scusi la brutalità

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    Sergio Marchionne

    Si sta facendo un gran bel parlare di Termini Imerese (PA) con le vicende che toccano come tante altre similari la coscienza della gente quando in ballo ci sono i destini delle famiglie di lavoratori, ma ciò purtroppo non basta più per far cambiare rotta ad un?azienda che in questo caso si chiama Fiat ma che poteva chiamarsi anche con un altro nome. Insomma, resta solo un gran bel parlare del cinismo di un?azienda o meglio di chi l?amministra che ha avuto nettare vitale quando gli serviva da parte dello Stato e che ora lo sputa digerito in faccia ai lavoratori mandandoli a casa.

    Ma il problema nei fatti non è dato né da Fiat, né dai lavoratori, nè dai sindacati e, se vogliamo, in parte né dal Governo, così il problema di Termini non è neanche rappresentato da Sergio Marchionne; perché se proprio di problema vogliam parlare, parliamo allora di globalizzazione, un processo che viene da lontano e che ha investito anche noi, un corso delle cose che una volta partito ha avuto una iperbole così veloce da abbattersi come una meteora su quegli Stati con un?economia più tradizionalista e più chiusa di altri che si aprivano ai nuovi scenari economici del mondo.

    Le soluzioni, poco più che temporanee

    Certo, si dirà, le proposte governative saranno tali da far trovare una soluzione alle migliaia di lavoratori dello stabilimento siciliano e se dunque tali proposte ci sono che ben vengano; ma il problema è solamente spostato di qualche anno, di qualche chilometro o di qualche migliaio di chilometri, ma il problema resta al nord come al centro ed al sud Italia e ci mostra un aspetto inquietante di tutto il complesso sistema industriale mondiale, ovvero, che quando un?azienda di grandi proporzioni come può essere la Fiat dice basta è basta e non ci sono manifestazioni o blocchi stradali che tengano.

    Fiat: il passato è solo un bel ricordo

    Ma torniamo a Fiat, chi non ricorda il vecchio ritornello? ? quel che è bene per Fiat è bene anche per l?Italia! ? ebbene, mettiamoci l?animo in pace, questo ritornello è stantio, vecchio, al punto da assumere il sapore della preistoria perché,nei fatti, nulla è più così in quanto se Fiat dovrà farsi carico dei fardelli umani, si legga lavoratori italiani e ci si scusi la brutalità, non lo farà al di là delle regole contrattuali e non ci sono sindacati che tengono, scioperi, sommosse e neanche iniziative governative; basti solo pensare allo scarso effetto che hanno avuto gli incentivi pronti su un piatto d?argento anche per la Casa torinese e di fatto accolti da quest?ultima con tanta tiepida emozione.

    La realtà è ben altra e a nulla serve cercare nel volto dell?uomo dal ? maglione blu ? un?umanità ed una solidarietà che a quei livelli non è possibile ricercare a chi non ha avuto in concessione la missione di detenerla, visto che a ? Serghio ?, così come chiamano oltreoceano il capo della Fiat, sono richieste ben altre doti, fra le quali, il merito o il demerito di avere stravolto quella che per noi era la pietra miliare dell?industria italiana e che da ?Fabbrica italiana Automobili Torino ? potrebbe divenire Fabbrica Mondiale Automobili Detroit, il che significa anche dover scolpire forte nell?immaginario collettivo che da adesso in poi Fiat vuol dire anche Chrysler e Jeep insieme, il che significa ancora che Fiat guarda a Barack Obama più di quanto guardi allo stesso Silvio Berlusconi e dunque guarda più a Detroit che a Torino.

    Ne consegue che Fiat guardi sempre meno al già citato ? fardello umano ? che oggi è quanto mai rappresentato da Termini Imerese, ma che presto potrebbe riguardare altre aree geografiche del Paese. Incredibile ma vero, soprattutto per chi ha tenuto in questi ultimi anni gli occhi chiusi, ovvero per quelli che non hanno guardato alle cifre di produzione di Fiat nell?ultimo anno,che ben indicavano quanto il marchio torinese producesse in Italia, soltanto 15 auto su cento prodotte e dunque?. E dunque hanno voglia la lamentarsi le maestranze di Termini o di qualsiasi altra zona d?Italia, è più facile che ad aiutarli provveda la Caritas che i piani industriali ipotizzati per Fiat!

    Una rosa senza spine

    Immorale tutto ciò? forse, se si pensa ai miliardi di euro ricevuti da Fiat dallo Stato italiano dal dopoguerra in poi e a poco serve pure assolvere o meno i Governi italiani, indipendentemente dal loro colore politico che pure responsabilità hanno con la situazione venutasi a creare, ma se un processo dobbiamo proprio farlo, facciamolo alla globalizzazione e alla nostra impreparazione prima ad accoglierla e poi a gestirla, facciamolo alla nostra contraddizione nel ritenere utile la globalizzazione quando ci fa comodo e dannosa quando urta i nostri interessi e mette a dura prova i nostri diritti?. E se dunque non esiste rosa senza spine l?unico suggerimento utile da darsi sarebbe stato quello di prestare attenzionme a non spinarsi e non a non cogliere le rose sapendo che di spine ne hanno da? vendere; ma, una volta che con queste ci siamo punti, non possiamo prendercela di certo con il fatto di sapere che non ci siano rose senza spine!

    Dunque, quale è la morale di tutto ciò, posto che una morale ci sia, la morale che ha il sapore di una conclusione finale è che Marchionne e non è certo il solo, va a produrre dove gli conviene farlo, assume chi gli pare indipendentemente dalla residenza di questi, incassa incentivi dai Governi che li promulgano e soprattutto dice che ? il mondo nel quale viviamo si reinvesta ogni giorno e le possibilità che il futuro replichi il passato è praticamente pari a zero?.

    Chissà che non convenga riflettere su queste parole, soprattutto per quei nostalgici che pensando all?Alfa Romeo rimpiangono i fasti di un tempo che fu e che non è più; Arese sta per chiudere, il suo posto lo prenderà Detroit ma se Alfa dovesse diventare un altro, un ennesimo fardello , via anche il Biscione dai programmi Fiat, senza che si versi una sola lacrima e allora?

    E allora, che scendessero pure in piazza gli operai di Termini, andassero pure a San Remo a far sentire forte la loro voce, salissero pure sui tetti se ne hanno voglia, si sgolassero quanto vogliono, fino a restare senza voce, ma forse è bene che proprio loro stessi sappiano che a Termini non resterà più un solo mattone a celebrare la presenza del marchio italiano in quell?incantevole località siciliana e, anche se non sempre il ? mal comune debba essere per forza considerato mezzo gaudio ? è pur vero che la stessa sorte potrebbe profilarsi per altri insediamenti italiani col sigillo Fiat e non solo Fiat.

    Si tratta adesso di immaginare il modo per potere sperare di continuare a rendere operosa questa nostra Italia e per chi vi risieda quali scenari tratteggiare quando si parla di lavoro e qui il compito si fa davvero difficile, un compito che riguarda chi debba legiferare in Italia e per farlo ha ricevuto tanto consenso da parte degli italiani, un compito che spetta a loro e non certo a noi a cui come unica mansione resta quella di denunciare quanto sta avvenendo in quest?epoca e oggi, quello che accade ha quanto mai il sapore del disagio sociale!