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Fiat Melfi, gli operai licenziati rientrano in fabbrica

Fiat Melfi, gli operai licenziati rientrano in fabbrica

I tre lavoratori dello stabilimento Fiat di Melfi, prima licenziati e poi reintegrati dasl giudice, si sono presentati al lavoro ma hanno accusato una discriminazione nei loro confronti

da in Fiat, Mondo auto, Sergio Marchionne
Ultimo aggiornamento:

    melfi

    La Fiat di Melfi riapre i cancelli ma non vuole i tre operai licenziati: Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli. I tre, si ricorderà, erano stati licenziati dal gruppo industriale torinese perché indicati come responsabili di azioni gravi contro lo stabilimento in cui si sta producendo la Punto Evo. I tre operai, tutti aderenti alla Fiom, avevano scioperato e contestato aspramente il comportamento della dirigenza della Fiat, nel trattare coi lavoratori in merito agli scioperi attuati all’interno dello stabilimento.

    I tre metalmeccanici, dopo essere stati reintegrati nella loro qualità di dipendenti Fiat, si sono presentati al lavoro. L’azienda, per tutta risposta, li ha relegati all’interno di un ufficio, dove stazionano i sorveglianti. In pratica, la Fiat di Melfi li vuole allontanare dalla linea di produzione, almeno fino al giorno in cui si dovrà celebrare il ricorso: il 6 ottobre prossimo.


    La questione è duplice: la prima è la richiesta al giudice del lavoro, Emilio Minio, che specifica i termini del reintegro, disposto nella sentenza del 9 agosto; la seconda è una denuncia penale contro la Fiat, per non aver rispettato la sentenza stessa. Da Torino, la Fiat replica dicendo che i licenziamenti dei tre operai sono legittimi e che l’udienza del 6 ottobre stabilirà che la posizione dell’azienda è giusta in quanto vi sono stati “comportamenti di estrema gravità”, con un “volontario e prolungato illegittimo blocco della produzione e non esercizio del diritto di sciopero“.

    Vista la vera e propria discriminazione, Barozzino, a nome anche di Lamorte e Pignatelli, si rivolge al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: “Gli lanciamo un appello: non ci faccia vergognare di essere italiani. Vogliamo solo il nostro lavoro, come ha deciso il giudice”. Del resto, aggiungiamo noi, la legge parla chiaro: non si può derogare allo Statuto dei Lavoratori. Né si può far finta di non capire una sentenza e non rispettarla!

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    SCRITTO DA PUBBLICATO IN FiatMondo autoSergio Marchionne

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