Fiat: stipendi stellari ai manager, cassa integrazione per gli operai!

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Paolo Ferrero

Un tempo, quando alla Fiat i General Manager avevano le mani unte di grasso e di olio, come piacevano a Beppe Grillo che ricorda spesso la cosa, un alto dirigente del Gruppo automobilistico guadagnava circa venti volte quello che percepiva un operaio che guadagnasse meno. Un equilibrio sicuramente equo se si considera che le sorti di un gruppo industriale non la fanno solo gli operai alla catena di montaggio ma anche o soprattutto quelli che sono ai vertici ed ai quali vengono demandate le sorti di un gruppo e dunque degli stessi operai.

Tuttavia negli anni s’è finito per creare un vero e proprio divario enorme fra la paga delle maestranze e quelle dei massimi esponenti, una discrepanza che ha il sapore della sperequazione, della disuguaglianza sociale arrogante ancor di più adesso che ci si dibatte fra crisi dell’auto, chiusura degli stabilimenti e cassa integrazione per i più.

Certo è vero però, che avranno avuto anche le mani unte di grasso i dirigenti della Fiat che sfornava auto in un’Italia sonnacchiosa ma operosa come era quella degli anni cinquanta e sessanta, ma non c’era paragone alcuno fra gli industriali del tempo e relativi manager di allora con gli attuali, anche solo pensando a Fiat e senza nulla togliere, ad esempio, a Vittorio Valletta, un alto dirigente chiamato direttamente dagli Agnelli, rimasto in carica fino al 1966, pare che Beppe Grillo si riferisse proprio a lui. Insomma, non si può negare che in quegli anni di assistenzialismo da parte dello Stato, di congiunture economiche più che favorevoli per i marchi automobilistici italiani che si muovevano in un clima quasi autarchico, reggere le sorti dell’azienda era sicuramente più agevole di quanto si possa fare adesso.

Oggi la situazione è mutata e di molto, Fiat ha dovuto guardare a Detroit per non collassare all’interno di un sistema che rischia di naufragare se rimasto solo e scollegato con gli altri concorrenti e ciò, pur con la impopolarità che si è creato attorno a sé negli ultimi tempi Sergio Marchionne, non sarebbe stato possibile se ai vertici di un’azienda non ci fosse un uomo con le sue capacità, se ai vertici di Fiat non ci fosse tutto lo staff dirigenziale che conosciamo, da Elkan passando da Montezemolo e via di seguito.

E dunque tutto ha un costo, forse in questo caso ben riposto, se si pensa che l’eventuale sbriciolamento e relativa deriva di una grande industria significa far precipitare nella disperazione chi vi lavora e chi lavori nell’indotto. Resta tuttavia una riflessione che sorge spontanea alla luce degli stipendi di tali manager, se solo si pensa che Marchionne e Montezemolo insieme guadagnano in un mese quello che percepiscono circa 400 operai. Una situazione sicuramente difficile da sopportare e ancor più difficile da far sopportare alla sinistra italiana quella più estremista come è la Federazione della Sinistra con a capo Paolo Ferrero il quale si auspica che il governo metta un tetto sulle retribuzioni dei manager i cui stipendi non potranno superare più di dieci volte lo stipendio dell’operaio che guadagna di meno, soprattutto quando si è in un clima come l’attuale in un momento insomma in cui si chiudono gli stabilimenti e si manda la gente in cassa integrazione.

Ma occorre dire che anche questa è demagogia, il Governo su un’industria privata può tracciare linee guida, può decidere o meno di incentivare i suoi prodotti, può intervenire con le defiscalizzazioni, ma non può andare a sindacare sugli stipendi che l’azienda ha previsto per i suoi manager, figurarsi, non lo fa lo Stato con i suoi, figurarsi con quelli degli altri.

E, dunque, Ferrero farebbe meglio a badare di più a questi limiti che hanno i governi piuttosto che fare populismo che in questo caso altro non fa che scaldare ancor di più l’animo dei lavoratori. Serve sicuramente una moralizzazione degli stipendi, dal basso verso l’alto, quelli bassi potrebbero essere modulati sulla base dei risultati ottenuti dallo stabilimento di produzione, quelli alti dovrebbero in effetti essere calmierati in modo non tanto estremo come invocato da Ferrero ma per lo meno senza creare disavanzi tanto macroscopici, ma in attesa che tutto ciò avvenga, se mai avverrà, perché qualcuno non pensa a quanto costava la Fiat all’Italia quando a governarla era la politica, sinistra compresa, pronta a saldare i debiti contratti dal marchio che nonostante le provvidenze statali fino all’ingresso di Marchionne era in rosso con le banche per ben tre miliardi di euro. Se vogliamo farne un discorso etico, siamo tutti d’accordo a rimanere sconcertati in vista degli stipendi stellari corrisposti ai vertici aziendali, se invece vogliamo farne un discorso economico, a conti fatti, costa all’Italia oggi meno la Fiat di quando i manager, unti di olio e di grasso, guadagnavano “appena” venti volte lo stipendio dell’ultimo operaio!

Sab 27/02/2010 da Giuliano in

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Anonimo 28 febbraio 2010 16:14
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Bello articolo davvero, molto convincente

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GABRIELE 28 febbraio 2010 16:15
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Fa parte delle contradizioni del nostro mondo capilastico meglio non stupirsi

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Mirko 28 febbraio 2010 16:16
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Io trovo più scandaloso quando si paga un calciatore milioni di euro

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Nando 28 febbraio 2010 16:17
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Io ancora di più se guardo allo stipendio di un ricercatore scientifico a volte non superiore ai 1.500 euro, che vergogna!

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Bacco 28 febbraio 2010 16:28
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Io non sono del tutto in disaccorso con Ferrero la disparità fra lavoratori, se consideriamo tali anche i manager è troppo alta

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Vani 28 febbraio 2010 16:29
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Secondo me questo si verifica quando si lascia briglia sciolta agli azionisti di un’azienda

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Lena 28 febbraio 2010 16:31
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Peccato però che se non si portano risultati apprezzabili quesgli stessi azionisti chiudono l’azienda e poi si piange

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Asterix 28 febbraio 2010 16:32
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Lo Stato dovrebbe intervenire sui manager aziendali privati, ma non fatemi ridere sapete quanto prendono i general manager pubblici

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Giove pluvio 28 febbraio 2010 16:34
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Quaslche anno addietro quando l’Alitalia era sull’orlo del baratro fu liquidato il suo general manager mi pare si chiamasse Catania, col merito di aver contribuito a mandare a picco l’azienda, ebbene gli fu data anche l’indennità di anticipata risoluzione del contrattyo pari a 5 milioni di euro più tutto il resto

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Plinio 28 febbraio 2010 16:34
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MA CHE VERGOGNA!!!!!!!!!!!

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Fiattologo 28 febbraio 2010 16:35
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La Fiat è un’azienda privata e a casa propria fa quello che gli pare

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Carletto 28 febbraio 2010 16:36
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Si ok fiattologo, sarà come dici tu ma allora che la Fiat non chiedesse aiuto alo Stato poi

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Anonimo 28 febbraio 2010 16:37
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Il problema di Fiat è antico quanto la satoria dell’auto, quando si trovava in difficoltà lo Stato panatalone pagava quando incassava gli utili tutti per lei

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Coerente 28 febbraio 2010 16:38
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E’ solo pretestuoso l’intervento di Ferrero, quando ben sappiamo che la sinistra ha aiutato più di altri la Fiat

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Coerente 28 febbraio 2010 16:38
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Ma che poi sono stati interventi o provvidenze fini a se stessi, se si pensa che poi la Fiat ha inteso chudere stabilimenti a pioggia in Italia

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Nino 28 febbraio 2010 16:40
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Ma perchè non fare come Sarkocy ha fato con la Renault

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LUNA 28 febbraio 2010 16:41
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Perche la Francia detiene parte del pacchetto azionario di Renault e ci ha messo pure soldi per salvarla

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Anonimo 28 febbraio 2010 16:42
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Gli interventi strutturali che lo Stato potrebbe compiere ci sono

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Baby Doll 28 febbraio 2010 16:43
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Io credo pure che lo Stato potrebbe intervenire adeguatamente, ad esempio detassando lo stabilikmento di Termini, crewando delle zone franche insomma

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Siculiano 28 febbraio 2010 16:44
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Le Lancia Ypsilon che vengono prodotte a Termini per entrare in nItalia devono servirsi dei traghetti ,ma il Ponte in molti non lo vogliono

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Il Moschettiere 28 febbraio 2010 16:44
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Ma c’è una piaga che investe la nostra industria ovvero, il costo dell’energia, lo pensassero quelli che sono contro il nucleare quando vefdono la gente mandata a casa

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Tradizionalista 28 febbraio 2010 16:45
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Veramente dovremmo avere in mente la globalizzazione, vera piaga della nostra epoca

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Rosso di sera 28 febbraio 2010 16:46
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Il problema ha subito una deviazione, si parlava degli stipendi dei manager, anche io trovo sconcia questa situazione

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Anonimo 28 febbraio 2010 16:47
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Io invece la trovo perfettamente in linea con le esigenze di un’industria

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Anonimo 28 febbraio 2010 16:47
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Quando io vedo dei mocciosi calciatori pagati e con auto da centimania di migliaia di euro ala guida mi viene il voltastomaco

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Anonimo 28 febbraio 2010 16:48
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A me ancor di più il voltastomaco viene quando vedo la gente andare allo stadio ad acclamarli

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