Fra poco l’auto alimentata a paglia

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    Olio di colza

    Ma la paglia, o qualcosa di similare, non serviva ad alimentare gli erbivori? Non solo, almeno stando alle ultime acquisizioni in campo motoristico. La notizia parrebbe fondata, almeno a giudicare dalle autorevoli voci che si sono levate in proposito e proviene direttamente dal Salone dell’auto di Detroit, dove l’ interesse dei produttori di automobili è quanto mai orientato allo studio di fattibilità di risorse alternative al greggio.

    Secondo Bernd Pischetsrieder, presidente del consiglio di sorveglianza della Volkswagen, vi sono concrete possibilità, nel breve periodo, di migliorare il processo di trasformazione della cellulosa in etanolo, rivelatosi ottimo carburante per autotrazione. Ma, fatto quanto mai stupefacente, sempre secondo l’ alto dirigente tedesco, tale orientamento dovrebbe vedere la luce, addirittura entro il prossimo mese di aprile.

    Diversi i gruppi industriali e chimici coinvolti nell’ iniziativa; si va dalla americana Shell, alla canadese Iogen. Per tutti, il procedimento sarebbe quello di utilizzare interamente le parti della pianta, limitando al minimo le parti di scarto, ricordando che nel processo produttivo, volto alla realizzazione del carburante finito, entra la barbabietola da zucchero, i girasoli, da cui si ricava, infine, l’ olio di colza. Secondo Pischetsrieder, intervenuto in conferenza stampa a Detroit, “ la resa per esempio di un campo di colza si moltiplica. La combinazione di bio-carburanti di seconda generazione con le più avanzate tecnologie di forza motrice e carburante porta ad un “salto quantistico” in termini di tollerabilità` ambientale”

    Stupefacente, a questo punto, quanto apportato dalla canadese Iogen, la quale, è stato reso noto, per produrre etanolo utilizza paglia di mais mischiata ad altri cereali, prodotti di rifiuto della agricoltura. Quest’ utilizzo, permetterebbe l’ entrata nel ciclo finale di questi prodotti, col risultato di un abbattimento drastico delle emissioni inquinanti pari al 90%, primo fra tutti, l’ anidride carbonica, responsabile, in primis, della formazione di gas serra nell’ ambiente.

    Le conclusioni di questo innovativo sistema di estrazione dei carburanti ha dato uno scossone notevole a tutto il sistema produttivo automobilistico, attento, da qualche tempo in qua, alla ricerca di sistemi alternativi al greggio. Atteso, dunque, come più volte ribadito, che le risorse di questo carburante derivato dai fossili sono in esaurimento e, constatata l’ inefficacia del monito della Commissione di Bruxelles, rivolto al Vecchio Continente, volto all’ utilizzo del bio-carburante, in misura iniziale del 2% rispetto al quantitativo energetico utilizzato. Anche se è bene ribadire che solo la Germania, fra tutti gli Stati membri dell’ UE, ha soddisfatto l’ obiettivo imposto dalla Commissione. Secondo gli indicatori europei, comunque, entro il 2010 l’ intero Vecchio Continente dovrebbe superare del 6% l’uso dei bio-carburanti, come avviene nel resto del mondo.

    Come più volte discusso, la strada verso l’ affrancamento dal petrolio oggi, non è solo stata tracciata, ma persino percorsa, in parte, puntando al traguardo finale, immaginato nel prossimo ventennio, con un totale distacco dal greggio e dai suoi derivati, con ricadute altamente positive, non solo economiche, ma, soprattutto ambientali.