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Il Gruppo Fiat cambia nome e va in Olanda: nasce la FCA

Il Gruppo Fiat cambia nome e va in Olanda: nasce la FCA

Nasce la FCA: Fiat Chrysler Atomobiles

da in Auto 2014, Auto nuove, Fiat, Sergio Marchionne
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    FCA. ovvero Fiat Chrysler Automobiles

    Italia? Stati Uniti? Niente di tutto ciò, va verso la terra dei tulipani Fiat nella scelta della sede legale della nuova società nata dalla fusione con Chrysler. L’Olanda per sfruttare un sistema di governance di vantaggio, mentre la quotazione in Borsa avverrà al Nyse di New York, scelta già ampiamente annunciata da Sergio Marchionne e giustificata dalla facilità di accesso ai capitali che il mercato statunitense offre rispetto, ad esempio, a Piazza Affari.
    Infine, lo spacchettamento prevede la residenza fiscale in Gran Bretagna. Gli analisti finanziari spiegano come «la scelta dell’Olanda e del Regno Unito consente al gruppo di avere una tassazione migliore sia sui dividendi che sul capital gain», da quanto riporta Automotivenews citando Monica Bosio, analista di Intesa Sanpaolo.

    Con un comunicato stampa, viene presentato anche il nuovo logo FCA, acronimo di Fiat Chrysler Automobiles. «A seguito di una fase iniziale nella quale i due loghi delle società sono apparsi fianco a fianco, a simbolizzare il desiderio di rispettare la storia, cultura e radici industriali dei due gruppi, sia Fiat che Chrysler adesso hanno bisogno di una nuova identità di gruppo, rappresentativa di un’organizzazione che sia qualcosa in più della somma di due componenti. L’uso di un acronimo aiuta a creare una transizione dal passato, senza tagliare le radici, mentre allo stesso tempo riflette l’obiettivo globale delle attività del Gruppo. Il nuovo logo verrà utilizzato da Fiat e Chrysler non appena sarà possibile e prima del completamento della riorganizzazione del nuovo Gruppo».

    Ancora tre anni al vertice
    Oltre alla Chrysler 200, novità di prodotto lanciata a Detroit, la kermesse statunitense è servita anche per tracciare il futuro del manager italo-canadese. E’ John Elkann a blindare la posizione di Sergio Marchionne, dichiarando che resterà al suo posto per almeno altri tre anni. Conferenza stampa rivolta più ai giochi di strategia e organizzazione interna, che non ai modelli pronti sulla rampa di lancio, quella del Naias 2014. Così, si apprende che le questioni relative alla nuova sede del gruppo verranno esaminate dal prossimo CdA Fiat, il 29 gennaio e non si guarderà al regime fiscale più favorevole, bensì alla facilità di accesso ai mercati e alla loro fluidità.

    Il futuro raccontato a La Repubblica
    Non poteva iniziare meglio il 2014 di Fiat e di Sergio Marchionne. La notizia dell’acquisto del 100% di Chrysler è di quelle da salutare come un gran colpo, perché nella partita con i sindacati UAW e il fondo Veba, ad avere le carte migliori è stato il manager italo-canadese.
    Odiato da tanti, identificato come il “male” della Fiat, ci si dimentica il punto in cui si trovava il marchio torinese al suo arrivo. Una lunga intervista a La Repubblica, un faccia a faccia con Ezio Mauro – in edicola il 10 gennaio – per spiegare le prossime mosse in Italia, come valorizzare Alfa Romeo e perché Chrysler ha tenuto a galla Fiat in questi ultimi anni di grave recessione del mercato auto italiano.

    Un dato inconfutabile è l’assenza di prodotti nuovi da parte di Fiat, fatta eccezione per la Panda e la famiglia 500L. Se le strade per affrontare la crisi possono essere due, a variare profondamente sono i rischi legati a investimenti ingenti: o aspetti che passi la tempesta, resistendo con quel che c’è già, oppure, ti fiondi con una raffica di novità di prodotto. Un profilo aggressivo che necessita di soldi freschi, ai quali si contrappone un enorme punto interrogativo legato alle vendite, perché puoi produrre le auto più belle ma se il mercato ha un’emorragia che dura da oltre 40 mesi, evidentemente ti restano parcheggiate nei piazzali.
    La ripartenza è pronta, con una divisione chiara dei compiti. Come? «Ecco il quadro. Nel polo Mirafiori-Grugliasco si faranno le Maserati, compreso un nuovo suv e qualcos’altro che non le dico. A Melfi la 500 X e la piccola Jeep, a Pomigliano la Panda e forse una seconda vettura.

    Rimane Cassino, che strutturalmente e per capacità produttiva è lo stabilimento più adatto al rilancio Alfa Romeo. Mi impegno: quando il piano sarà a regime la rete industriale italiana sarà piena, naturalmente mercato permettendo». Quel piccolo dettaglio del mercato, perché piaccia o no si devono fare i conti con lui. Sulla cassa integrazione, poi, un impegno: «Sì, dico che col tempo — se non crolla un’altra volta il mercato — rientreranno tutti».

    Parola d’ordine: specializzazione
    Con una galassia di marchi quantomai ampia (Fiat, Chrysler, Jeep, Lancia, Alfa Romeo, Maserati) servirà una specializzazione ben precisa, e per i prodotti nostrani sarà la seguente: «Fiat andrà nella parte alta del mass market, con le famiglie Panda e Cinquecento, e uscirà dal segmento basso e intermedio. Lancia diventerà un marchio soltanto per il mercato italiano, nella linea Y. Come vede la vera scommessa è utilizzare tutta la rete industriale per produrre il nuovo sviluppo dell’Alfa, rilanciandola come eccellenza italiana». Quell’Alfa Romeo più volte accostata a scalate tedesche, ma che resterà saldamente sotto il controllo Fiat. Quando si sperimenta e nascono prodotti fortemente emozionali come la 4C, il Biscione ha tutte le carte in regola per svettare, sia sul piano tecnico che stilistico. Si dovrà osare con il modello di segmento D, riuscendo a trasferire il Dna Alfa Romeo – che poi è quel che cerca il cliente – su una berlina di livello. Per farlo, il polo del lusso e le sinergie con Maserati potrebbero risultare decisive: Ghibli, al netto di un listino più pesante per il brand che sfoggia, spazza via la concorrenza. Alfa può fare altrettanto. Marchionne spiega cosa ne sarà del marchio: «L’Alfa è centrale nella nostra nuova strategia. Ma come la Jeep è venduta in tutto il mondo ma è americana fino al midollo, così il dna dell’Alfa dev’essere autenticamente tutto italiano, sempre, non potrà mai diventare americano. Basta anche coi motori Fiat nell’Alfa Romeo. Così come sarebbe stato un errore produrre il suv Maserati a Detroit: e infatti resterà a casa».

    La rotta è tracciata: per far soldi si deve affermare nel segmento premium, dove in fondo la concorrenza è quella dei marchi tedeschi, non la miriade di prodotti generalisti da combattere senza avere le armi appropriate. «Nella fascia Premium, prodotti di alta qualità, con concorrenza ridotta, clienti più attenti, margini più larghi. In fondo abbiamo marchi fantastici e per definizione Premium, come l’Alfa Romeo e la Maserati. Perché non reinventarli?». L’obiezione di Ezio Mauro è istantanea: perché non lo avete fatto? «E lei, mi scusi, che ne sa? Sa della Maserati a Grugliasco, dove lavora gente in guanti bianchi a scegliere le rifiniture in pelle per andare sui mercati del mondo. Ma non sa che in capannoni-fantasma, mimetizzati in giro per l’Italia, squadre di uomini nostri stanno preparando i nuovi modelli Alfa Romeo che annunceremo ad aprile e cambieranno l’immagine del marchio, riportandolo all’eccellenza assoluta».

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    SCRITTO DA PUBBLICATO IN Auto 2014Auto nuoveFiatSergio Marchionne Ultimo aggiornamento: Domenica 05/07/2015 10:20

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