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Incidenti stradali: Ania e Magistratura d’accordo

Incidenti stradali: Ania e Magistratura d’accordo

L'Ania d'accordo con la Magistratura per la condanna esemplare comminata all'automobilista che ha ucciso con la sua auto due giovani fidanzati in scooter lo scorso 22 maggio

da in Assicurazione auto, Codice della strada, Incidenti Auto, Mondo auto
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    Incidenti

    Plaude l’Ania alla sentenza che di fatto ha condannato il pirata della strada a dieci anni di reclusione per omicidio volontario per essersi reso protagonista lo scorso 22 maggio di un duplice omicidio perché, violando ogni norma anche la più elementare del Codice della Strada, assumeva un comportamento criminale al volante, oltretutto in uno stato psicofisico alterato dall’assunzione di alcol e sostanze stupefacenti insieme.

    “E’ la prima volta – ha spiegato Salvati – che in Italia il responsabile di un incidente stradale, al volante in stato psicofisico alterato, viene dichiarato colpevole di omicidio volontario”. Lo riferisce Ania in una nota.

    Il fatto stesso che in Italia periscano in incidenti stradali qualcosa come oltre 5.000 persone non può non imporre fermezza ad opera della Magistratura di fronte alla constatazione che almeno qualcosa come 1000/1.500 persone all’anno muoiano ad opera di altri automobilisti messisi al volante ubriachi o a causa del loro stato stesso. In generale, oltre il 50% delle vittime dipende dai comportamenti. ” Si tratta di fatti gravissimi – ha detto così il Presidente della Fondazione ANIA-, in cui i conducenti, come nel caso di Roma, hanno tenuto una condotta che provoca morti e feriti.

    Alla luce di questi dati, che purtroppo si commentano da soli, riteniamo che la sentenza capitolina e la posizione di estrema fermezza assunta dalla magistratura, possano costituire anche un forte deterrente per quanti si mettono al volante in uno stato psicofisico alterato o per quanti adottino condotte di guida del tutto sconsiderate”.

    “La condanna per omicidio volontario- ha concluso Salvati – introduce per la prima volta nel nostro Paese il concetto di ‘dolo eventuale’ del conducente, ovvero, di responsabilità in capo a chi, sotto l’effetto di alcol e droghe, con la sua condotta di guida, trasforma scientemente l’auto in un’arma impropria, con l’altissima probabilità di provocare delle vittime. Riteniamo questa sentenza estremamente significativa anche perché diviene automaticamente uno strumento di prevenzione, in quanto trasferisce nella collettività la percezione della certezza della pena”.

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