Industria dell’auto: i marchi che non ce l’han fatta

Industria dell’auto: i marchi che non ce l’han fatta

Ad esempio il marchio Simca sembra appartenere ad un passato lontanissimo, eppure la francese Simca, nata nel 1935, un contributo alla storia dell’auto moderna l’ha pure dato, sia pure a proprio modo; così come analogo contributo lo diede anche a Fiat negli anni trenta

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    Le acquisizioni, i subentri, le fusioni, gli accorpamenti, le fagocitosi fra marchi automobilistici hanno fatto più o meno la storia dell’automobile in particolar modo del secolo scorso, un’era che è una vera e propria pietra miliare nel settore dell’auto se si considera che lo sviluppo e la produzione di massa dell’automobile coincide nel mondo con il Novecento.E dunque vediamo cosa è mai avvenuto a tante Case automobilistiche delle quali abbiamo un ricordo più accademico che diretto, visto che per alcune di esse l’epoca in cui cessarono di esistere non è proprio lì da venire.

    Ad esempio il marchio Simca sembra appartenere ad un passato lontanissimo, eppure la francese Simca, nata nel 1935, un contributo alla storia dell’auto moderna l’ha pure dato, sia pure a proprio modo; così come analogo contributo lo diede anche a Fiat negli anni trenta quando una parte della produzione della Fiat Topolino e Fiat 1.100 assunse il marchio Simca. Poi negli anni sessanta e settanta la Casa francese ottenne un discreto successo con la 1000, una city car con smanie da berlina, oltretutto era a quattro porte. Successivamente la Casa fu fagocitata dalla Chrysler nel 1963, poi dalla Peugeot che per un certo periodo la tenne per poi trasformarla in Talbot e alla fine la luce si spense del tutto per la Simca; correva l’anno 1987!

    Più glorioso fu invece il percorso dell’Autobianchi anche perché nata in era pre-boom economico italiano, il 1955, fondata da Fiat, Pirelli e Bianchi. La Fiat godeva di un grande successo in quegli anni e dunque serviva un marchio Premium per la Casa torinese che utilizzasse la stessa meccanica del marchio Fiat. Qualcuno però sostenne che per Fiat il marchio Autobianchi servisse più a sperimentare nuove idee senza rischiare in proprio in caso di insuccessi; sarà, fatto sta che ad esclusione della A/111, tutte le auto di questo marchio, cui lavorò anche Abarth, dalla Bianchina fino alla più recente Y/10, passata poi a Lancia, l’Autobianchi ebbe un successo insperato, anche se fu fatta scomparire nel 1995 .

    Il marchio Innocenti invece ebbe una propria storia nata dell’ambito delle due ruote in una Milano operosissima qual’era la città nel 1960 ed Innocenti parve incarnare al massimo i segni di un capitalismo in grado di mutare le sorti di un’intera Nazione uscita con le ossa a pezzi dall’ultima Guerra.

    A parte le poche auto prodotte in proprio il marchio è più facile ricordarlo in simbiosi con il marchio inglese Austin che oggi non esiste più neanche.

    La Innocenti, il cui ultimo modello ricordato è stato la Mini 90, ovvero la Mini italiana disegnata da Bertone anche a tre cilindri con la quale auto si imbattè Bertone disegnandola; la vettura resistette fino al 1993 era nata nel 1974 senza che tuttavia avesse mai avuto un particolare successo di vendite. Il marchio Innocenti,dopo essere passato alla De Tomaso e a Fiat, nel 1997 morì per decisione della stessa Fiat.Gli stabilimenti Innocenti sono a Milano, ancora tristemente in piedi retaggio forse di un tempo ormai lontano e andato.

    Un altro marchio del glorioso passato è quello di Rover che oggi avrebbe compiuto piu’ di 105 anni di età e che divenne a suo tempo l’emblema chic di una Nazione qual è l’Inghilterra che delle buone maniere, del galateo e di un suo originale ed elegante stile aveva fatto la sua ragion d’esistere. Ma anche per Rover avvenne il declino, prima passò ad Honda, poi a Bmw che nel 2005 passò la Casa ai cinesi che oggi si limitano a produrre la 75 col marchio Roeewe.

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