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Suzuki: in principio era una bicicletta

Suzuki: in principio era una bicicletta
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    La prima Suzuki, la Light

    Abituati, parlando di Case automobilistiche, a contare gli anni della loro nascita per lustri, sembra strano, parlando di Suzuki, riferire il tutto ad appena 25 anni di vita; non perché l’azienda abbia quest’età, ma perché in Italia, il settore auto della Casa giapponese è datato 1982 .

    All’azienda nipponica, invece, occorrono appena due anni per festeggiare il suo primo secolo di vita, ma per noi, settore motociclistico a parte, prima di questo venticinquennio l’azienda era soltanto un’illustre sconosciuta. Si deve a Michio Suzuki, la nascita dell’azienda omonima, nata come fabbrica per la costruzione di macchinari destinati all’industria tessile e, successivamente specializzaaisi nella costruzione di biciclette a motore, siamo nel 1952, quando la mobilità in Giappone divenne un problema sentito.

    Tuttavia si dovrà aspettare il 1955 per vedere la prima automobile uscire dalle catene di montaggio della Suzuki, si chiamava Suzuki Light, era una vettura brutta, anche se a vederla in quest’immagine, chissà perché, ricorda vagamente la “nostra” Alfa Romeo Giulietta i cui natali sono riferiti, anch’essi, al 1955 . Tornando all’azienda nipponica, la Light nasce in un periodo di trasformazione aziendale che diviene, nel frattempo, Suzuki Motor Company. La neonata vettura è leggerissima, ha 2 porte e motore a due tempi di appena 360 cc, si rivolge ad un pubblico modesto, con pochi mezzi economici ma che sposta gli interessi della propria mobilità dalle biciclette all’auto, insomma, come la Fiat 500 e 600 degli anni sessanta per l’Italia, si può dire che la Light partecipò alla motorizzazione di massa giapponese.

    Più avanti negli anni, Suzuki si “lega” al gruppo General Motors, un legame duraturo, visto che continua anche adesso, ma che, per quanto concerne il Gruppo americano, oggi è limitato ad una partecipazione, da parte di quest’ultimo, nell’ordine del 20% . In Italia, come detto, Suzuki “sbarca”, col settore motoristico, nel 1982, grazie all’intuito di Romano Artioli che capisce, immediatamente, i futuri sbocchi che quella Casa sconosciuta ai non addetti ai lavori potrà avere anche nel nostro Paese.

    Inizialmente di auto in Italia, in quell’anno, ne entrarono appena 80, l’anno successivo 200, sono vetture strane, che si allontanano dai canoni occidentali e per questo non piacciono in Italia, ma sono di qualità, fatto che agevola l’ascesa di Suzuki in Italia, visto che in quindici anni, da allora, ne vengono importate oltre 17.000, stante anche la rimodulazione delle forme più nostrane. Il resto è storia di oggi, Artioli non importò più le Suzuki, visto che la Casa ha provveduto da sola alla vendite, anche del nostro Paese delle proprie vetture, andate diffondendosi anche in altri Stati europei, oggi, la Suzuki, forte di modelli importanti, come Swift, Gran Vitara, SX4, in collaborazione col Gruppo Fiat e, fra poco Splash, conta una presenza nel nostro Paese di quasi 400.000 vetture nuove all’anno, un numero non da poco ma destinato, quasi sicuramente, ad aumentare nei prossimi anni, con la presenza di nuovi modelli e il consolidamento di quelli già esistenti.

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