Fiat: Termini Imerese affidata a Invitalia

Lo stabilimento Fiat di Termini Imerese è stato affidato a Invitalia, che si occuperà di garantirne la riconoversione

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    Prosegue la lotta per lo stabilimento Fiat di Termini Imerese.

    Due i fronti: chi tenta di sopprimere il polo produttivo è la stessa realtà che le ha dato la vita quarant’anni fa, Fiat. Chi tenta disperatamente di salvarlo è un pout pourri di forze sociali, unite per diversi interessi. In primis, quelli dei lavoratori, e in secondo luogo quelli economici rappresentati dal governo.

    Termini Imerese non può morire, ma d’altro canto Fiat non può accollarsi il peso di un fardello improduttivo.

    La casa non ha alcun interesse a mantenere attiva la produzione di automobili, e dal 2011 tutto sarà stoppato. Per i lavoratori saranno avviati adeguati ammortizzatori sociali, così da permettere loro di ritrovare una collocazione remunerativa nel paesaggio brullo del mercato del lavoro. Da Torino giurano che la maggior parte degli operai possiede i requisiti per il pensionamento o vi è parecchio vicino; parliamo di 806 impiegati sul totale di 1.658.

    Intanto il governo ha nominato l’advisor per l’operazione di salvataggio, Invitalia. La società si dovrà occupare di riconvertire il sito, attraendo gli investimenti necessari e gestendo la situazione interna. E’ ciò che apprendiamo dal report emerso a seguito della tavola rotonda che ieri ha visto tutte le parti in causa interagire per la salvezza dell’area: Ministero dello Sviluppo Economico, vertici Fiat, Amministrazione Sicilia, Invitalia e sindacati dei lavoratori.

    Il prossimo incontro sarà il 5 marzo, ma i sindacati non sono soddisfatti dei risultati raggiunti: “la Fiat continua a mostrare i denti e la sua arroganza e il governo è un mediatore di basso profilo che non mostra nessuna autorevolezza” ha commentato acre Vincenzo Comella, segretario territoriale della Uilm. Gli stessi toni li ritroviamo nelle parole dei rappresentanti territoriali: “la Sicilia non intende rinunciare all’auto” e si dichiara pronta a investire per il salvataggio del polo produttivo con il contributo di 350 milioni di euro. Il governatore della sicilia, Raffaele Lombardo, è fermo nelle sue convinzioni, assecondato da Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, secondo la quale è Fiat che dovrebbe razionalizzare la produzione, restituendo efficienza a Termini Imerese, investendo per esempio nella formazione.

    E tra uno sciopero e l’altro, c’è chi lancia anche l’appello umanitario. Parliamo del tentativo disperato di don Francesco Anfuso, che si rivolge direttamente agli eredi Agnelli, affinché possano mettersi una mano sul cuore e interessarsi della sorte dei loro operai: “Mi rivolgo agli eredi dell’avvocato Agnelli, ai giovani fratelli Elkann: intervenite, fate qualcosa, non lasciate morire la fabbrica che per tanti anni ha rappresentato il sogno di diverse generazioni e ha dato impulso al nostro territorio”.

    Tutto per ora è nelle mani di Invitalia. Tra i possibili acquirenti, secondo le nostre fonti, ci sarebbe anche Ikea, la società svedese che produce oggetti d’arredamento. Secondo gli scandinavi, tuttavia, lo stabilimento Fiat di Termini Imerese sarebbe forse troppo distante dal centro abitato, anche se resta ferma l’intenzione di aprire un altro punto vendita in Sicilia.