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Volvo: a casa 4.800 dipendenti

Volvo: a casa 4.800 dipendenti
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    Effetti della crisi americana riverberatasi anche a livello automobilistico, forse, se consideriamo la crisi economica che ha riguardato il settore immobiliare, non si può proprio dire che sia iniziata un’era dorata in tutti i settori economici ed industriali.

    Una crisi di quelle proporzioni non può proprio essere nata ieri l’altro, tant’è che da tempo ormai i colossi americani dell’auto vacillano e il fallimento di alcune banche e assicurazioni in America ha rappresentato soltanto quel motivo in più per l’economia industriale americana per palesare falle che son venute a galla anticipatamente rispetto alla voragine che era lì da venire.

    E così, la possibilità per un altro prestigioso marchio come Volvo, controllato da Ford, di essere costretta a fare a meno di ben 4.800 dipendenti di fatto da mandare a casa quanto prima e, come se non bastasse, stessa sorte toccherà a 1.200 consulenti esterni, non ci stupisce più di tanto, anche perché, in un certo modo eravamo abituati all’idea che per effetto della globalizzazione, della spinta dal basso dei Paesi emergenti qualcosa stava profondamente mutando nella grande industria, anche automobilistica. .

    Una crisi profonda dunque quella dei marchi americani, in parte rimediata con la vendita di alcuni pezzi storici come accaduto con Jaguar e Land Rover da parte di Ford, di Hummer, da parte di General Motors in cerca di un offerente e persino la politica “lacrime e sangue” attuata qualche tempo fa da Ford proprio per alleggerire le spese, fatta tagliando pesantemente posti di lavoro, ha sortito scarsi benefici per la Casa automobilistica, almeno stante i risultati fin’ora ottenuti.


    Oggi è accaduto anche dell’altro e questo si che è l’effetto della crisi americana, le sofferenze da parte di clienti che non onorano le scadenze dei pagamenti relativi al credito al consumo in ambito automobilistico sono tali da mettere in ginocchio le stesse Case e, ancora una volta l’intera economia di un intero Continente.

    In siffatte condizioni, non può più stupire il fatto che ci si privi dei gioielli di famiglia, oppure si licenzino larga parte dei lavoratori, nello specifico svedesi ed extraeuropei; l’auto come qualsiasi altro ambito ha bisogno di strategie che liberino il capitale investito da lacci e laccioli che rendono difficile le manovre in un contesto che muta velocemente e si muove agilmente; una politica quindi moderna e innovativa che ancora non si riesce ad ipotizzare ma che, almeno ci si auspica, non debba troppo passare sulla pelle dei lavoratori, come di fatto invece si comincia e continua a fare.

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